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sTuPendO
No rechaces los sueños por ser sueños
una delle qualità piu’ importanti che un architetto deve possedere è la capacità di sognare, le idee si manifestano dove non vi è la pesantezza di un realismo ottuso, talvolta devono separarsi dalla realtà … per essere realizzabili No rechaces los sueños por ser sueños. Todos los sueños pueden ser realidad, si el sueño no se acaba. La realidad es un sueño. Si soñamos que la piedra es la piedra, eso es la piedra. Lo que corre en los ríos no es un agua, es un soñar, el agua, cristalino. La realidad disfraza su propio sueño, y dice: «Yo soy el sol, los cielos, el amor». Pero nunca se va, nunca se pasa, si fingimos creer que es más que un sueño. Y vivimos soñándola. Soñar es el modo que el alma tiene para que nunca se le escape lo que se escaparía si dejamos de soñar que es verdad lo que no existe. Sólo muere un amor que ha dejado de soñarse hecho materia y que se busca en tierra. (Pedro Salinas, poesia tratta da “Largo Lamento“, 1975) Un pensiero selvaggio Lévi-Strauss nel suo “Il pensiero selvaggio” afferma che il pensiero mitico non si pone una meta, un obiettivo, ma segue dei percorsi interminabili, non ha limiti, è sempre in movimento, si rigenera. Un’ idea non deve essere inquinata, se è allo stato embrionale e di tabula rasa, tipico delle civiltà non bloccate dalle sovrastrutture della realtà, puo’ provare ad avvicinarsi all’Assoluto. Un sogno…che ha solo “bisogno” di naturalezza. ( s.c.)
Vetri scintillanti e intarsi di legno al MADEexpo 2012

L’eleganza del vetro lavorato dall’azienda Brecci (Molfetta), nel brand Eidos, gli intarsi del legno, sapientemente creati dall’azienda ArtenelParquet di Gaetano Lattanzio, (Barletta), si incontrano nello spazio progettato da S. Cassetta in occasione del MADEexpo 2012, fiera dell’ Architettura che si tiene a Milano, nel complesso di M. Fuksas. L’ esposizione si è concentrata sull’esibizione dei prodotti in legno e vetro delle due aziende, che riflettono la tecnica della realtà pugliese sul panorama internazionale del mercato elitario. L’allestimento è stato curato creando sul lato principale, una vista introspettiva sulle stanze interne, con delle nicchie per l’esibizione delle splendide piastrelle dell’azienda di Brecci, (Eidos glass). I preziosi materiali risplendono su un percorso centrale curato per invitare i fruitori a camminare su una passerella scintillante in vetro lavorato a foglia oro e listoni in legno nero, l’architettura di quest’ allestimento ricorda l’assialità del “Tempio”, è finalizzata ad organizzare una successione di spazi espositivi semplici e chiari, disposti sui lati. Il percorso centrale culmina in un fulcro dedicato al mosaico dell’azienda Eidos (Brecci) e alla toy-scultura in tessere di legno creata dal sig. Lattanzio. La tecnica del mosaico in legno è inoltre applicata dall’Architetto Cassetta sul prototipo di un nuovo tavolo da collezione, ottenuto con la composizione di tesserine in legno, il suo è un design in cui forma dell’arredo e setto espositivo si fondono in un unico gesto. Il progetto dell’Arch. Cassetta è stato realizzato dall’azienda PROCOSMOsrl (Milano), i prodotti in vetro forniti e creati dall’azienda http://www.brecciglass.it/ e quelli in legno da http://www.lartenelparquet.it/
every HEART is looking for its EARTH.
“Ogni forma di guarigione passa per il cuore, affermano i saggi di tutti i tempi”. Angela di Bari, “Neuroni nel cuore”, www.soundgenius.com Foto di Lucia Pignataro Nessuno saprà mai chi l’ha disegnato per la prima volta, chi ha deciso che la sua forma dovesse essere proprio quella, è simile ma non uguale al muscolo, è il Disegno piu’ invisibile e piu’ intenso che l’uomo ha graficizzato per fissarne il significato. La sede dell’anima, era anticamente, per alcune culture, da strappare con un coltello come cerimonia agli Dei, o da custodire ed esser protetto per accompagnare il cammino altrove. Contiene il ritmo della nostra vita, l’unica armonia che dà serenità è quella capace di “accordarsi” alla Sua musica…. Il termine “accordare” ha nel suono la Sua radice indoeuropea = kard , che contiene il significato del ritmo piu’ coerente con i nostri pensieri: la vibrazione dell’anima che spesso non si puo’ controllare, si deve solo ascoltare, è quella del Cuore. Una certezza è che la Sua grafica è un linguaggio eterno, fatto esattamente di due metà, simmetriche e corrispondenti…quasi a sottolineare che l’unità si ottiene da una forma che ne contiene due, metà che possono combaciare SOLO se specchiate. (S.C.) Grafiche di Silvia Cassetta Da alcune analisi storiche e culturali si evince che la comune sensazione di serenità, relazionata al linguaggio del cuore, è riscontrabile già nel termine arabo Sakîna che significa pace. “Il vocabolo designa la “Presenza divina, pacificante” e deriva dalla radice SKN che esprime, in arabo, le idee di “essere calmo, placarsi, stare tranquillo”. La Sakîna, (in ebraico shekinah), è la serenità, la trasformante pace interiore. Ecco dunque un passo in cui l’Unità e la Sakîna si presentano congiunte ed inequivocabilmente legate: “Allâh fece quindi scendere su di loro [cioè i cuori] la Presenza pacificante (sakîna) della Sua intimità (uns) e stabilì l’albero dell’Unità nei loro cuori, albero le cui radici scendono fino al settimo livello sotto di noi ed i cui rami si diffondono nei sette cieli sopra di noi, fino al Trono divino e forse più in alto ancora.” tratto dall’articolo di Chiara Casseler, “Il cuore: Luce e Spirito”. Il passato racconta… Da alcune fonti si deduce che probabilmente la forma di stilizzazione del cuore deriva da un’esigenza di collegarne il significato ad un concetto di contenitore: di emozioni, di anima, di vita. “Nel cuore quasi tutte le tradizioni antiche investono la centralità dell’essere, il luogo e il tempo in cui si svelano i significati più profondi al di là delle connessioni stabilite dalla razionalità. Per gli egizi il geroglifico del cuore raffigurava un piccolo vaso entro cui era contenuta l’anima”. tratto dall’articolo di Angela di Bari, “Neuroni nel cuore”, www.soundgenius.com geroglifico del cuore “Un’altra assonanza tra cuore e coppa/contenitore si ritrova nella tradizione islamica quando si paragona il cuore dell’Arif (il saggio, l’iniziato) ad una coppa contenente potenza e sapienza. Il simbolo del cuore ha un profondo significato spirituale. Rappresenta l’anima ed il luogo dell’ ‘Incontro’ e dell’ ‘Alleanza’ . tratto dall’articolo di Vito Foschi, “La simbologia del cuore e la leggenda del Graal”. L’antica natura racconta… Gli egiziani avevano collegato una natura sessuale al seme di una pianta, oggi estinta, il Silfio (conosciuto anche come silphion o laser). L’attenzione alla forma dei suoi semi aveva probabilmente ispirato il geroglifico ỉb. Il collegamento al sesso era motivato dal fatto che si riteneva ricco di proprietà mediche, potente contro le irritazioni, i dolori, talmente forte da poter inibire anche il concepimento, pertanto era utilizzato per controllare le nascite…lascia quasi pensare ad un’antica pillola anticoncezionale. seme del Silfio Alcune fonti confermano che tale seme era ritenuto importante anche per il miglioramento dell’ attività sessuale, è menzionato, infatti, da Avicenna e Catullo che ne accennano il potere afrodisiaco. “Mi chiedi, Lesbia, quanti tuoi baci bastino per saziare la mia voglia di te. Quanti sono i granelli di sabbia africana che è sparsa in cirene ricca di silfio,(…)” da Catullo-Carme 7 Un’ ironica nostra visione del Disegno del Cuore lo può collegare alla forma erotica dei glutei, in alcune specie animali, d’altronde, sono fondamentali per i messaggi di riproduzione: nell’accoppiamento dei babbuini, per esempio, la femmina mostra al maschio le parti posteriori… Chissà che anche le natiche non abbiano ispirato il Suo disegno. Il presente racconta… Si presenta anche il problema di come schematizzarlo nel contemporaneo sistema di rete informatico, la soluzione sulla tastiera è l’attuale e divertente emoticon che compare su tutti i nostri telefoni e computer, associando anche la più intima emozione a due simboli matematici: “<3” Nel linguaggio Unicode, il cuore ha le sue diverse rappresentazioni con vari codici matematici: tabella tratta da Wikipedia Ci sono molte descrizioni matematiche che danno luogo a curve approssimativamente a forma di cuore. Come ogni equazione che si rispetti anche quella del Cuore ha le sue curve: il cardioid ( figura 1), che è un epicycloid con un cuspide, o la curva 3.x2y3 implicita (x2+y2 .1) = 0 (figura 2). figura 1 ( tratta daWikipedia) figura 2 (tratta da Wikipedia) Dopo aver analizzato le varie fonti, sintetizzato forse l’origine della sua forma, compreso che si tratta di un’immagine eterna, matematica e universale, si può tuttavia prendere atto che ogni “Cuore” ha il suo Disegno, unico e irripetibile… …ad ognuno il compito di disegnare la forma più bella.
Cartoline dal Sud
Clever-Rebel si interroga: Abbiamo fatto diventare di moda anche il riciclo? Si rischia di perdere la qualità se non si adopera una selezione anche tra le cose dimenticate? L’abbandono è sempre dovuto alla scelleratezza della mancanza di pianificazione oppure è anche il risultato di una naturale perdita di interesse verso progetti/capannoni non adeguatamente sofisticati tali da avere TUTTE le caratteristiche dell’ eternità della buona architettura che si impone sul Tempo ? La delicatezza consiste dunque nel progetto e nell’obiettivo finale: non è nella scelta del recupero. La soluzione è considerare “tabula rasa” anche cio’ che si deve riciclare? La bellezza dei contrasti è piu’ interessante se il nuovo coesiste con il pre-esistente, definendo NETTAMENTE la sua differente identità, senza confondere con ibridi rattoppi e strane sovrapposizioni. Ha senso contenere e non intersecare. Senza catarsi, non puo’ esservi rigenerazione. (s.c.). Ecco un punto di vista: di Alberto Ferlenga, Architetto e docente presso lo IUAV: “Qualche volta gli edifici, come i materiali o alcune storie sarebbe meglio lasciarli morire, almeno ci lascerebbero buoni ricordi piuttosto che pessime mistificazioni. Non sempre il riutilizzo di una casa o di una fabbrica è cosa di per sé auspicabile considerando soprattutto che il suo costo supera di molto quello di una nuova edificazione e che spesso il risultato trasferisce al campo del recupero il cattivo gusto imperante in quello del nuovo. Di fatto, la maggior parte delle brutture presenti nelle aree più delicate del nostro paese appartiene sempre più al campo del riuso. Qui è la finzione a farla da padrone: finte masserie o cascine o fabbriche, materiali usati contro la loro natura, spazi snaturati e soprattutto differenze d’origine costrette ad una noiosa omogeneità dalla moda del riciclo e dallo scadere nel folclore, sia che esso venga determinato dall’uso di vetri e corten che da legni e pietre. Ciò che, come sempre, fa la differenza è la qualità del progetto. Per lavorare con ciò che già esiste non è sufficiente una conoscenza tecnica convenzionale. Serve una cultura specifica e una sensibilità allenata che sappia comprendere la vera natura degli edifici indipendentemente dall’epoca cui appartengono e soprattutto vedere le relazioni di cui sono sempre parte e le differenze che ognuno di essi esprime. Non si tratta di conservare corpi imbalsamati o materiali esausti ma di assicurare una continuità di vita che valorizzi i significati passati attraverso il rapporto con forme e significati contemporanei. Un riuso virtuoso è quello in grado di riallacciare legami tra un territorio e una costruzione, tra una città e un edificio, un riciclo inutile è quello che restituisce oggetti e solo oggetti, che si sommano ad altri in un catalogo di forme indifferenti”. I luoghi, abbandonati e fotografati, sono a Trani (BAT), http://www.knowarchitecture.it/ sta elaborando nuovi concept progettuali sui temi più urgenti del territorio, locale e nazionale. Sono accolti scatti fotografici interessanti per sensibilizzare, documentare e ribellare. Per informazioni sulle nostre proposte progettuali contattare in privato info@knowarchitecture.it
Un’eco d’Eco

Che cos’è davvero ecologico oggi? Cos’è più ECO se non il lusso di una camomilla prodotta con un tempo e un metodo davvero “clever”? I mazzettini esposti sulla porta di questa signora pugliese ci ricordano che si può ancora pensare ad una poesia davvero ecologica, dove “less effort big result” fa vincere la SEMPLICITA’ sul sistema inquietante di alcuni mercati contemporanei.
Something to Revive
Righe d’Architettura come fossero Scatti fotografici. L’abbandono modifica le architetture così come i luoghi, gli uomini o gli oggetti. Le forme, non più legate agli obblighi di una funzione, trovano una libertà che assume, talvolta, la drammaticità della frattura o la calma senza tempo della rovina; altre volte, pilastri, capriate, cancelli, scoprono di poter dar vita a nuovi paesaggi in cui tutto ciò che è deterioramento o usura si tramuta in particolarità o valore e ciò che è collasso in nuovo ordine. Ogni architettura, è stato detto, presuppone la rovina, la cela dentro di sé, ma l’abbandono è già in qualche modo evidente nei tempi lunghi del cantiere quando ciò che sarà atrio, stanza o sala, rimane esposto, senza differenze, all’azione della pioggia e del vento, quando i getti non ancora protetti o i forati rotti e malamente accostati si striano del verde dell’umidità o della ruggine dei tondini, prima che intonaco o pavimenti cancellino pietosamente ogni traccia di precoce deterioramento e ripristinino una completezza temporanea. Alberto Ferlenga (IUAV – Venezia). Foto di Silvia Cassetta, Gibellina (Trapani) – Sicilia 2005 Foto di Michele de Candia, tra Ruvo e Altamura (Ba) – Puglia 2011 Foto di Lucia Pignataro, Trani (Bat) – Puglia 2010
Danza E’ Architettura.
Tesi del master eseguita presso la Scuola Politecnica di Design a Milano. Studio per il concept “Pausa d’arte”, che si concentrava sul rapporto tra coreografie di forme in movimento e sedie di design. Alias “Pausa d’Arte” (concept architettonico e di comunicazione aziendale per il design Alias) L’idea è quella di realizzare uno spazio dove si possano valorizzare le caratteristiche dei prodotti senza esporli direttamente, sottolineandone il concetto attraverso la suggestione di coreografie danzate che evocano il significato espressivo delle forme. “Il potenziale dinamico” pronto ad esplodere degli oggetti è, infatti, suggerito da corpi che danzano le forme delle sedie. Il design degli oggetti e le coreografie si susseguono in proiezione sui teli che costituiscono l’allestimento. Si crea così un “teatro” in cui il design è in stretta relazione con la forma corporea e le coreografie sono appositamente studiate per esprimere il significato degli oggetti a cui si relazionano. Il connubio tra danza, arte e design nasce da un comune valore che questi mondi hanno: l’unione tra “tecnica e bellezza”. Lo spazio espositivo è costituito da teli flessibili su cui le coreografie sono retroproiettate, diventando così ombre pronte a rivelare l’essenza del design degli oggetti. L’interazione del fruitore con gli oggetti di design è sia visiva che tattile: avviene, infatti, osservando la successione delle ombre e gli oggetti si possono toccare attraverso tagli spaziali sulle tele da proiezione. Il valore della scoperta emozionale è dunque preceduto da una curiosità indotta dalla suggestione delle immagini coreografate. Danza E’ Architettura Dance performer: Silvia Cassetta. Fotografia e regia: Beatrice Laurora. Progetto architettonico: Silvia Cassetta, Alessio Gloria e Teobaldo Piluso durante il laboratorio con il Professor Paolo Cesaretti.
Con il naso all’INsù